XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO C<br>SULLA NECESSITÀ DI PREGARE SEMPRE

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO C
SULLA NECESSITÀ DI PREGARE SEMPRE

15 Ottobre 2022

“Gesù disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18, 1-8). Pregare è come il respiro: ci mantiene in vita. Se vogliamo vivere spiritualmente, dobbiamo pregare sempre. Il problema è sapere che cosa intendiamo per preghiera. Se intendiamo la preghiera un andare in chiesa e partecipare a tutte le funzioni religiose, a tutte le coroncine, novene, tridui o altre pie pratiche religiose, siamo fuori strada. Tutto ciò non è possibile nel vivere quotidiano: come è possibile lavorare, studiare, mangiare, dormire e nello stesso tempo pregare? Pregare, infatti non significa dire preghiere, ripetere formule senza smettere mai. La preghiera è un atto di fede, che si alimenta amando.

Solo l’amore trasforma la vita e le nostre azioni in preghiera: bisogna essere innamorati di Dio per pregare sempre. Per questo, Gesù ci ha chiesto: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
Domanda inquietante! La fede investa la nostra vita e la trasforma in preghiera, la preghiera a sua volta rende salda la nostra fede nell’amore a Dio e nell’operosità del vivere quotidiano.

Così, si prega in chiesa, per incontrare Dio, che “ci amati dall’eternità e ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nell’amore” (Ef 1,3-4).

Si prega nell’intimità della propria casa, come ci ha insegnato il Signore: “Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,6).

Si prega nel lavoro: non recitando formule, ma compiendo bene il proprio lavoro. Il lavoro infatti è un atto di amore a Dio, per lodarlo: “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Corn10,31), è un atto di amore al prossimo: “Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede” (Gal 6,9-10).

Di più: “Qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre” (Col 3,17).
La nostra fede può trasformare tutto ciò che facciamo in preghiera: tutto, se lo facciamo per amore di quel Dio che ci ha amato donandoci persino il suo Figlio unigenito (Gv 3,16), se operiamo tutto in Gesù, con Gesù e per Gesù: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, cosi neanche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5).

La nostra preghiera è comunione con il Signore, per questo è sempre orientata verso quell’incontro decisivo con lui: “Vegliate e pregate in ogni momento, perché possiate avere la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,36).

Senza la preghiera incessante la venuta del Figlio dell’uomo diviene una prova insuperabile; per questo nel tempo dell’attesa il discepolo deve essere sempre orientato al Regno, mantenere la fiducia che Dio interverrà, insistere con perseveranza per essere esaudito, deve essere come la vedova: chiedere, anche in maniera ostinata e importuna, per ottenere da parte di Dio l’avvento del suo Regno e quella giustizia che lo salva e lo rende atto al Regno di Dio.
Con la perseveranza nella preghiera, cioè con la comunione con il Signore, salveremo la nostra vita (Lc 21,19).